a piè di pagina


Del buon cibo e della buona editoria
marzo 8, 2010, 7:48 am
Filed under: GreedyEditors

Ieri leggevo un articolo del Financial Times sul magazine The Art of Eating e sul suo fondatore e (quasi) unico editor, Edward Behr. Dal Vermont, a ben 6 ore di strada dai ristoranti stellati newyorkesi, Behr scrive, stampa e spedisce a circa 6.000 abbonati (nulla, se paragonato al milione di lettori di Gourmet) un magazine estremamente ricercato  sul cibo e sui numerosi produttori artigianali disseminati sul territorio statunitense, con escursioni in Francia e soprattutto Italia. Niente pubblicità sul suo giornale, niente possibilità di essere influenzato in ciò che scrive dagli inserzionisti. Nonostante questo generi una lotta quotidiana per la sopravvivenza (del giornale e di Behr). Oltre a Behr, che pubblica dagli anni ottanta, negli anni sono nate altre riviste indipendenti, tutte cercano di allinearsi in un certo senso allo stile di Behr: niente o poca pubblicità, ricerca di produttori artigianali sconosciuti ma veraci, analisi di come il cibo nasce e si evolve, recensioni di ristoranti selezionati e sensati, e, soprattutto, una spiegazone costante dell’intrinseco legame tra il cibo e la cultura a cui appartiene. Una di queste riviste è Gastronomica, seguita da The Diner Journal e da Art Culinaire. Secondo una editor francese intervistata da Elle à Table, è assolutamente normale che in tempo di crisi il cibo, e l’editoria a esso legata, torni al centro dell’iteresse generale, in quanto richiama valori primordiali e familiari che non necessitano di stipendi da copogiro per essere perpetrati. Insomma, il cibo dà sicurezza, ci fa sentire parte di un luogo, di una comunità. E a chi chiede a Behr se forse, con la diffusione di Internet, non sarebbe più ragionevole far diventare The Art of Eating un magazine online, Behr risponde che ama l’inchiostro sulla carta e che se si parla di artigianato non si può non farlo da un prodotto che è anch’esso artigianale. Noi siamo in parte d’accordo, in parte no, ma quello che conta e che si parli di cibo, e lo si faccia per bene.


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