a piè di pagina


Qualche parola sulla traduzione automatica
ottobre 10, 2009, 4:11 pm
Filed under: en traduisant

screenshotOk, ci risiamo un’altra volta. Oggi su Repubblica un articolo su Rosy, il traduttore automatico che Google inserirà nel nuovo servizio Wave. Rosy sembra sia in grado di tradurre perfettamente (o quasi) una chat tra due utenti di lingue differenti. Il metodo utilizzato è quello statistico, ovvero si analizza un numero altissimo di testi già tradotti per comprendere quale sia la traduzione corretta di una determinata frase. Per i documenti tecnici pare funzioni in maniera impressionantemente buona. Tutto questo, agli occhi di chi di traduzione non se ne intende, potrebbe suonare come la soluzione ai costi del servizio di traduzione, considerato spesso un accessorio dispendioso. Per fortuna però Elena Loewenthal, traduttrice di testi della tradizione ebraica, intervistata sull’argomento spiega, per l’ennesima volta aggiungerei, la differenza tra una traduzione eseguita da una macchina e quella prodotta dal genio umano. Sì, perché la traduzione, soprattutto quella di testi non tecnici, quindi non ripetitivi, è vero e proprio artigianato, basato sull’intuizione e l’abilità di una mente umana:

“… nella traduzione non c’è niente di statistico, non potrà mai essere un lavoro meccanico, tradurre è un’operazione di carattere intuitivo e approssimativo, è un mestiere instabile, ogni pagina è un’esperienza unica, impari e inventi ogni volta qualcosa di nuovo”.

Elena, inutile dire che siamo d’accordo con te e che non potevi trovare parole migliori per chiarire l’argomento.


5 commenti so far
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La traduzione automatica si attira strali proprio perché usata male, perché ritenuta in grado di soppiantare qualunque traduttore con il semplice ausilio di una veloce revisione (e spesso neanche di quella). E’ un po’ come dire “mi prendo un prontuario e mi curo da sola”. Ma dai quel prontuario al medico e ti risolve (hopefully!) il problema. Gli strumenti di traduzione automatica possono trovare un senso solo in mano a chi conosce i meccanismi della traduzione. Forse ancora non ci si è resi conto che eludendo il traduttore non si risparmia su un optional, si risparmia su esperienza e competenza.

Commento di Ilaria

Il problema è che c’è gente che in base al malanno decide di propria iniziativa quale antibiotico prendere… molte persone che fanno i lavori più disparati mi hanno confessato di usare abitualmente traduttori automatici e poi di effettuare una revisione (sigh!). Noi ce la mettiamo tutta, ma sensibilizzare su questo argomento e sulla professionalità che c’è dietro a un lavoro di traduzione è davvero complesso…

Commento di langueparole

Venerdì ero a una conferenza dove si è parlato di traduzione automatica. Sembra che uno degli sviluppi futuri riguarderà la capacità di integrare gli aspetti pragmatici del discorso, proprio per rendere accettabili le traduzioni di chat, email e simili (basti pensare al problema delle forme di gentilezza in giapponese). Confesso di essere affascinata dall’idea, come lo sono dagli incredibili miglioramenti che ci sono stati negli ultimi anni con i sistemi di tipo statistico (o meglio, ibrido).

Si è anche parlato del concetto di qualità di una traduzione: quelle automatiche non andranno valutate con gli stessi criteri di quelle umane ma in base alla loro “task performance” (ad es., dal punto di vista di un utente alle prese con istruzioni, potrebbe essere più efficace un testo magari un po’ traballante dal punto di vista sintattico ma assolutamente chiaro sulla sequenza di operazioni da eseguire, che non una traduzione corretta e stilisticamente perfetta ma ambigua nel trasmettere le informazioni). In ogni caso, per chi non ha altro modo di accedere a informazioni in una lingua che non conosce, servizi come quelli di Google o Microsoft sono sicuramente un grosso vantaggio.

A parte questo, sono del tutto d’accordo che in ambito professionale c’è una grossa necessità di sensibilizzare su questo argomento. E forse sarebbe utile ricordare che se molte traduzioni automatiche prodotte con sistemi di tipo statistico danno risultati più che accettabili, il merito è anche dell’ottimo lavoro dei traduttori umani che hanno prodotto il materiale poi usato per il “training” dei sistemi stessi!

Commento di Licia

Ciao Licia, è vero, l’argomento e i risultati che si stanno ottenendo sono decisamente interessanti, questo non si può mettere in dubbio. Come te, credo che questo tipo di servizi sia geniale per il privato che ha bisogno di una traduzione pratica e veloce (e gratis!) di un determinato manuale o di una sequenza di istruzioni. Magari l’uso si inserirà gradualmente anche in ambito professionale, per determinati testi, per snellire un po’ il lavoro, ma resta comunque sempre il fatto che determinati documenti (giuridici, tecnici, medici ecc.) sono talmente delicati da richiedere forzatamente la presenza di un liguista umano esperto che controlli la correttezza della traduzione. Mi vengono i brividi a pensare a un brevetto interamente tradotto da una macchina: la piattezza e ripetitività delle costruzioni della lingua brevettuale potrebbero anche permettere l’uso di questi strumenti, ma poi il testo dovrebbe essere forzatamente rivisto (e con cura) da un traduttore… per non parlare poi invece di tutt’altro ambito, quello editoriale, dove credo che l’uso di questi strumenti, per l’etorogeneità stessa dei testi, sia praticamente impossibile.

Commento di langueparole

Anche se il post è un po’ datato, anch’io sento di dire la mia sull’argomento. Credo che la differenza tra “machine translation” e “human translation” sia, oltre che nella qualità, principalmente nell’utilizzo finale della traduzione.
Come già detto da langueparole, sarebbe assurdo pensare di tradurre un testo legale, medico, o qualsiasi altro materiale destinato alla pubblicazione con un copia/incolla in Google.
Per quanto possa “perfetto”, un traduttore automatico è utile all’utente per avere un’idea generale dei contenuti di un testo, ma non è in grado di andare oltre questo semplice compito.

Commento di Valerio




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