a piè di pagina


G.A. Ferrari Mondadori e i manager puri
settembre 4, 2009, 7:34 am
Filed under: babele

180px-Giuseppe_Laterza

Parliamone in ritardo, causa estiva silly season, ma parliamone. All’uscita dalla Mondadori, Gian Arturo Ferrari lascia un’analisi che è poco più di una battuta, ma che dovrebbe far riflettere. Invece tranne qualche timido pensiero, non si vedono commenti a questi scossoni nel mondo dell’editoria. In un’intervista sulla stampa datata 13 luglio, Ferrari fa un distiguo nel delineare la storia dell’editoria italiana dal suo privilegiato punto di vista. Dopo i pionieri e fondatori, vede una seconda generazione di monaci dell’editoria legati religiosamente al libro, seguiti oggi da una profetica e idealista classe di manager “puri”.

Quando ha capito che i tempi erano maturi per cambiare?
«Vede, nella storia recente dell’editoria italiana, io sento di appartenere alla seconda generazione. La prima, nel secolo scorso, è stata quella dei fondatori, che hanno costruito l’identità dei marchi: Mondadori, Rizzoli, Feltrinelli, Bompiani, Boringhieri, che è stato il mio maestro. Poi siamo venuti noi monaci dell’editoria, nati e cresciuti sui libri e diventati manager quando gli editori hanno cominciato davvero a misurarsi con le regole del mercato. Dopo di noi, tocca a manager puri, formati in mestieri diversi e poi venuti a imprimere un’accelerazione a queste imprese particolari che sono le case editrici. Come i miei attuali collaboratori e futuri successori, Antonio Baravalle, che viene da Fiat e Alfa, e Riccardo Cavallero, arrivato da Merger and Acquisitions e amministratore delegato Random House Mondadori in Spagna

Il dibattito si riapre, talvolta noioso per chi anche solo indirettamente lavora con le parole: l’editoria è un’industria qualsiasi? Vendere libri è come vendere saponette? Dalle pagine di Repubblica risponde direttamente un’ornitorinco nella classificazione linneana di Ferrari. Il proprietario diretto di terza generazione: Giuseppe Laterza.

«Non credo al manager che arriva da un altro settore e mette a posto la casa editrice: o, meglio, può farlo soltanto se è capace di riconvertirsi completamente alla logica economica e finanziaria del libro, che è molto diversa da quella dei motori o delle saponette».

La risposta è notevole per  la via delineata fra lo snobismo culturare e il “degrado del dibattito pubblico in Italia”.


4 commenti so far
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Grazie per il passaggio.

Commento di Mamma Imperfetta

Grazie a te Silvia!🙂

Commento di langueparole

bene, tieni gli occhi aperti.
saluti
M

Commento di marco

non mancherò. news from orangelange??

Commento di langueparole




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