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Definire gli standard prima di tradurre
luglio 16, 2009, 3:22 pm
Filed under: en traduisant

zuccheroè su questo punto che si concentra la breve dispensa Translation, Buying a non-commodity, How translation standards can help buyers & sellers, pubblicata dall’Institute of Translation & Interpreting, il cui slogan è proprio “Promoting the highest standards in the profession”. La dispensa, che si rivolge sia ai traduttori sia ai clienti, chiarifica innazitutto che non si può parlare di “traduzione”, punto e basta. Il settore è talmente complesso e variegato, influenzato da innumerevoli variabili, che per acquistare un servizio di traduzione si rende necessario porsi, prima ancora di rivolgersi a un possibile fornitore, tutta una serie di domande. Comprare un servizio di traduzione è tutt’altro che una “commodity”: non si tratta di chiamare un traduttore qualsiasi, et voilà, lavoro fatto, come si farebbe andando in un supermercato e comprando un pacco di zucchero. Per scegliere il fornitore giusto, il cliente deve innanzitutto interrogarsi sul testo che deve far tradurre, sulle sue caratteristiche, ad esempio chiedendosi:

1) che tipo di documento deve far tradurre;

2) qual è l’argomento trattato;

3) qual è il lettore finale per il quale è inteso;

4) lo scopo della traduzione;

5) il paese preciso di destinazione.

Inoltre, trovato il fornitore giusto, il lavoro non è per niente finito. A questo punto è necessario stabilire delle specifiche, degli standard comuni al quale il traduttore dovrà attenersi, proprio per non incorrere in brutte soprese, da entrambe le parti, a traduzione ultimata. La “top ten” degli standard include:

1- target

2- scopo della traduzione.

3- deadline

4- costo

5- argomento e tipo di testo

6- lingua source e variazioni regionali

7- formato di consegna

8- volume-quantità

9- lingua target e variazioni regionali

10- seguire i  “common steps” di una traduzione: “translation, bilingual checking, monolingual checking”.

Il rispetto di questi standard, accordati prima di inizare, facilita notevolmente la vita a traduttori e clienti. La questione degli standard mi sembra notevolmente importante perché molti clienti credono ancora che non debbano “svelare” al traduttore informazioni vitali come, solo per fare un esempio, l’eventuale terminologia già tradotta e da loro utilizzata, da una parte per sottoporre il traduttore a una sorta di “test”, dall’altra perché non si vuole “facilitare” un lavoro che viene, secondo molti clienti, eccessivamente pagato. Il risultato finale è che il traduttore, che non fa il veggente, ma solo il traduttore, produce un testo che giudicherà secondo solo criteri personali per poi scoprire, a consegna fatta, che il cliente traduce solitamente il dato termine con “x” e non con “xy” e giudica la traduzione del fornitore in un certo senso “imprecisa”, solo perché non è quello che si aspettava, benché sia fondamentalmente corretta.

E allora, sempre seguendo la nostra “campagna” di educazione all’acquisto dei servizi di traduzione, salvate questa dispensa e speditela, insieme al vostro preventivo, al cliente che ve ne ha fatto richiesta. Se pensate che il gesto possa essere interpretato male, non spedite la dispensa, ma tenetela sempre sotto mano e non dimenticate mai di accordarvi con il vostro cliente su tutti i punti necessari per svolgere una traduzione il più possibile soddisfacente, spiegando quali sono i vantaggi del fare “tante domande” e ottenere tante, utili informazioni prima di cominciare a tradurre.


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