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Oggi un nuovo post di Sigrid Verbert, alias Cavoletto di Bruxelles, mi ha fornito l’ispirazione per questo post. Sigrid, come altri 6 food blogger da tutto il mondo, è stata invitata da un ristoratore campano a visitare il ristorante e ad assaggiare i piatti proposti. Ovviamente lo scopo era pubblicitario e questo ci porta a una riflessione, magari un po’ ovvia, però sempre più vera: il blogging, o meglio, il food blogging, è diventato un vero e proprio canale, democratico e libero, per costruirsi una professione da food writer/photographer. Quello che più conta, è che in questo caso è solo la Rete, composta dai suoi milioni di lettori, a decretare il successo o meno di un blog e dunque del food writer che ci sta dietro. Oltre a Sigrid, foodblogger del calibro di Matt Bites e Nicky e Oliver di Delicious Days, dal quale è stato anche tratto un libro, hanno partecipato al “meeting”. Che dire, chi più ne ha… ne scriva!
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L’editoria che piace a noi è quella che crea “un mondo” attorno a quello che pubblica. è quella che invoglia i lettori a comprare incuriosendoli, rendendoli partecipi della costruzione del libro. Se del “libro del cavolo” avevamo già linkato la storia, ora la casa editrice ne ha pubblicato la scheda, con la possibilità di sfogliarne in anteprima alcune pagine, oppure di scaricare un’anticipazione in pdf.
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Che le cooperazioni tra aziende e case editrici siano in netto sviluppo è una cosa che molti di voi avranno sicuramente notato. Ricordo, un paio d’anni fa, la redazione di un’agenda che la casa editrice per la quale lavoravo allora aveva creato in collaborazione con una nota marca d’acqua minerale. Il prodotto che ne era uscito era contro ogni aspettativa assolutamente grazioso. Oggi Sigrid del cavoletto di bruxelles ha postato un bel prodottino editoriale (scaricabile gratuitamente dal suo sito), in collaborazione con una nota marca produttrice di patate. Si tratta di un ricettario, manco a dirlo, con piatti tutti a base di patate (alcuni davvero originali). Ok, Sigrid non è una casa editrice, ma comunque il concetto non cambia: ben vengano queste collaborazioni se poi i risultati sono belli e utili per il lettore finale.
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I libri di cucina non sono semplici libri, ma veri e propri strumenti da lavoro che durano una vita intera. Quando diventano tanti però, è difficile organizzarli e ricordarsi esattamente dove si trovano le varie ricette. Molti risolvono il problema con dei taccuini sui quali trascrivono le ricette preferite o quelle che replicano più spesso. Noi abbiamo trovato molto utili, oltre che belli, questi segnalibro che si possono acquistare su The Spoon Sisters. La suddivisione che prevedono è molto semplice: aperitivi, pesce, carne, verdure, dessert. Quello che ci è piaciuto è proprio il concetto di un accessorio “permanente” per il libro, al posto del solito, anonimo post-it (nulla contro i post-it! però…), sempre secondo l’opinione che un libro non è solo contenuto, ma anche contenitore.
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Chi l’ha detto che un food writer debba occuparsi di tutto quanto riguardi il cibo? anche se già di per sé la professione è una sorta di specializzazione nel più vasto campo del giornalismo e della scrittura (freelance oppure no), ricavarsi una nicchia nel settore non è per niente un’idea da sottovalutare. In Italia ne sanno qualcosa Vittorio Castellani, alias Chef Kumalé, che è diventato un vero e proprio guru delle cucine etniche e autore di numerosi libri sull’argomento e Gigi Padovani, giornalista de La Stampa e autore di Conoscere il cioccolato, libro che ha riscosso talmente tanto successo tra gli appassionati da aver dato vita, da tre anni a questa parte, a diverse iniziative, la più famosa delle quali è CioccolaTò, manifestazione tutta dedicata al cioccolato e ambientata a Torino. All’estero, sempre in tema di cioccolato, non sono da meno gli editor della redazione di ChocolateZoom. La rivista si concentra su tutto il meglio che New York e dintorni sono in grado di offrire riguardo al cioccolato e in aggiunta è promotrice di veri e propri tour guidati per la città nei migliori negozi specializzati.



