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Food writer: brevi osservazioni sull’evoluzione del mestiere
novembre 2, 2009, 1:43 pm
Archiviato in: GreedyEditors

51QuKxFQO1L._SL500_AA240_Oggi un nuovo post di Sigrid Verbert, alias Cavoletto di Bruxelles, mi ha fornito l’ispirazione per questo post. Sigrid, come altri 6 food blogger da tutto il mondo, è stata invitata  da un ristoratore campano a visitare il ristorante e ad assaggiare i piatti proposti. Ovviamente lo scopo era pubblicitario e questo ci porta a una riflessione, magari un po’ ovvia, però sempre più vera: il blogging, o meglio, il food blogging, è diventato un vero e proprio canale, democratico e libero, per costruirsi una professione da food writer/photographer. Quello che più conta, è che in questo caso è solo la Rete, composta dai suoi milioni di lettori, a decretare il successo o meno di un blog e dunque del food writer che ci sta dietro. Oltre a Sigrid, foodblogger del calibro di Matt Bites e Nicky e Oliver di Delicious Days, dal quale è stato anche tratto un libro, hanno partecipato al “meeting”. Che dire, chi più ne ha… ne scriva!

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3 commenti so far
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SI sa che il cibo aiuti il dialogo e lo stare insieme; essendo diventata a tutti gli effetti una foodblogger posso affermare con orgoglio che la tavola oltre che creare convivialità nei suoi luoghii “standard” ha sconfinato sino ad arrivare alla rete e come sempre coinvolgento esperti e non nel suo piacere. Essere foodblogger oltretutto è assolutamente appagante, scambi di idee, informazioni, risate, scherzi, premi e amicizia mi rendono felice della strada che ho intrapreso.

A presto
Gialla

Commento di Gialla

..ne scriva e ne fotografi.
La cosa stupefacente è che i foodblogger spesso sono gastronomi inusuali in certi aspetti.
Fatti da me, curiosi di tutto dal cibo, alla fotografia, alla “letteratura”, ai viaggi.
Massimizzano la convivialità del cibo?
Per me, che sono una piccola di loro, sì

Commento di rossdibi

@rossdibi: è vero, si può assolutamente affermare che i foodblogger siano gastronomi “a tutto tondo”. E in un momento come questo essere polivalenti, pur all’interno di un settore specifico, non è certo un male!

Commento di langueparole




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